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Sono i vampiri energetici nel mondo artistico, presenze sottili che si insinuano come una nebbia sottile che toglie luce, rubando entusiasmo, lucidità e fiducia.
Ogni artista li incontra: in un provino, in una compagnia, su un set o in una sala prove.
All’inizio sembrano amichevoli, disponibili, pronti a condividere esperienze. Poi, lentamente, portano la conversazione verso la paura, la lamentela, il disincanto. E quando te ne accorgi, sei già immerso nella loro nebbia: svuotato, distratto, meno connesso al tuo centro.
Un giovane attore o danzatore, soprattutto agli inizi, è particolarmente vulnerabile. Mentre attende il proprio turno, parla con chi è terrorizzato, con chi non crede più in nulla, con chi ha fatto della sconfitta la propria identità. Nel tentativo di sostenere gli altri, assorbe paure che non sono sue.
E così, quando arriva il momento di esprimersi, è come se qualcosa si fosse spento.
Nel settore artistico, questa dinamica è frequente. Gli attori e i danzatori incontrano colleghi che si lamentano dei provini, degli agenti, delle occasioni mancate. Si parla solo di ciò che non funziona, di chi “ha fortuna”, di come “non vale la pena provarci”. Ma questo continuo scambio di negatività diventa un muro invisibile che separa gli artisti dalla loro energia vitale.
Non sempre chi svuota lo fa con intenzione. Spesso sono persone che hanno perso la connessione con la propria passione, e non sopportano di vederla viva negli altri. La fiducia creativa li mette a disagio. Così, nel tentativo di proteggersi, provano a spegnere la luce di chi brilla.
Esempi di vampiri energetici nel mondo artistico
Il regista e il sogno affondato
Un regista decide di girare un piccolo film indipendente. È pieno di entusiasmo: ha trovato una storia autentica, un cast che crede nel progetto e forse anche un luogo dove girare. Ne parla con alcuni colleghi, sperando in uno scambio di idee. Ma in pochi minuti la conversazione si trasforma in un coro di lamentele:
- “Nel cinema italiano non si fa più niente di buono.”
- “Non ci sono fondi.”
- “E poi chi te lo produce? Nessuno investe più.”
Il regista torna a casa con la sensazione che il suo film sia già naufragato, non per mancanza di talento ma per un contagio di sfiducia.
L’attore al provino
Un attore si presenta a un provino importante. È pronto, preparato, concentrato. Ma in sala d’attesa si trova immerso in un mormorio di frasi corrosive:
- “Questo regista prende sempre gli stessi.”
- “I provini sono una presa in giro.”
- “È tutto deciso da mesi.”
Nel tentativo di non sembrare scontroso, ascolta, annuisce, risponde con gentilezza. Ma quando entra, si sente svuotato. La sua voce è incerta, il corpo rigido. Ha assorbito la paura collettiva, e la sua luce si è offuscata.
Il danzatore alla selezione
Un danzatore arriva a una selezione. Nello spogliatoio trova colleghi già delusi, rassegnati:
- “Il coreografo è un disgraziato.”
- “Non prende nessuno.”
- “È solo per farsi vedere.”
L’aria è densa, pesante, quasi vischiosa. Senza rendersene conto, il danzatore si irrigidisce. I movimenti perdono grazia, il respiro si accorcia. La danza — che dovrebbe essere libertà e presenza — diventa fatica. La nebbia degli altri è entrata nel suo corpo.
Il premio e la stanchezza invisibile
Un attore partecipa a un premio di pubblicità. C’è gente, musica, luci, possibilità di nuovi contatti. Ma al buffet si alza la solita nenia:
- “Non c’è lavoro per nessuno.”
- “È tutto chiuso.”
- “Tu cosa fai adesso? Io niente, zero.”
Sorrisi vuoti, bicchieri mezzi pieni, energia che evapora. Torna a casa esausto, come se avesse lavorato tutto il giorno. Non ha recitato, non ha provato: ha solo assorbito la stanchezza altrui.
Il giovane attore all’audizione
Un giovane attore partecipa a un’audizione per entrare in un’accademia importante. È concentrato, determinato, sente che quella è la sua occasione. Pochi posti, moltissimi candidati. Sta respirando per calmarsi, quando una ragazza entra piangendo. Gli si avvicina, gli parla senza fiato, racconta le sue paure, il suo terrore di fallire, la pressione dei genitori.
Lui, per gentilezza, la ascolta. Ma nel farlo sente qualcosa cambiare: la sua calma si incrina, il respiro si spezza. Quando entra a recitare, il suo corpo è ancora impregnato di quell’emozione non sua. È questa la forma più sottile di vampirismo energetico: non cattiveria, ma inconsapevolezza che diventa contagio.
Come difendersi dai vampiri energetici nel mondo artistico
Nel lavoro di attori, danzatori e artisti, l’energia interiore è la base stessa del mestiere. Proteggerla è un dovere, non un capriccio.
Ecco alcune tattiche pratiche per mantenere intatta la propria forza creativa:
- Definire tempi blindati. Prima di una prova o un provino, ritagliarsi almeno 20 minuti di silenzio. Nessuna conversazione, nessun telefono. È il tempo per rientrare nel corpo, respirare, centrarsi.
- Portare le cuffie. Non è maleducazione, è protezione. Le cuffie comunicano “non sono disponibile” senza bisogno di spiegazioni.
- Respirazione centrata. Inspirare per 4 secondi, trattenere per 2, espirare per 6. Ripetere tre volte. Aiuta a rimettere il focus dentro di sé quando l’energia esterna diventa caotica.
- Visualizzazione protettiva. Immaginare una luce leggera, come un velo trasparente, che separa te dalle energie esterne. Non per chiuderti, ma per non assorbire ciò che non ti appartiene.
- Limitare la condivisione. Racconta i tuoi progetti solo quando sono solidi. Parlane con chi sostiene davvero, non con chi smonta ogni entusiasmo.
- Cambiare frequenza nella conversazione. Se qualcuno comincia a lamentarsi, sposta il discorso su un fatto neutro, pratico o su qualcosa di bello. È un modo gentile per non cadere nel vortice.
- Stabilire confini chiari. Se una persona tende a riversarti addosso negatività, dillo apertamente: “Adesso ho bisogno di restare concentrato”. Chi capisce resta. Chi si offende non ti serve.
- Riconoscere la nebbia. Appena senti che la mente si appesantisce o la fiducia cala, fermati. Respira. Non è tuo. Stai assorbendo ciò che non ti appartiene.
- Scegliere la compagnia giusta. Circondati di chi lavora, non di chi si lamenta. Di chi sogna, non di chi ironizza. Di chi ti spinge avanti, non di chi ti tiene fermo.
- Tornare ogni volta al corpo. La mente può perdersi, ma il corpo sa. Cammina, muoviti, respira, ricordati che sei vivo. Nessun vampiro può nulla contro la presenza.
Consapevolezza e presenza
Riconoscere i vampiri energetici nel mondo artistico è già un atto di potere. Quando un artista smette di farsi risucchiare dalle paure e dalle lamentazioni altrui, inizia a brillare di una luce diversa. Non è arroganza, è igiene interiore. È dire: “La mia energia è sacra, e la uso per creare, non per difendermi da chi non crede più in nulla.”
Nel mondo artistico serve forza, sì, ma anche discernimento. Serve imparare a scegliere con chi parlare, a cosa dare ascolto, quando tacere. Ogni volta che un attore o un danzatore decide di proteggere la propria luce, protegge anche la propria arte.
Vuoi liberarti dei vampiri energetici?
Se ti ritrovi in queste parole, se riconosci questa dinamica e vuoi lavorare in un modo diverso — più lucido, più vero, più rispettoso dell’energia artistica — scrivimi.
Sto creando spazi e percorsi di formazione per attori, danzatori e artisti che vogliono lavorare con consapevolezza, corpo, verità.
Niente finzioni. Niente nebbia. Solo presenza e creazione autentica.
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