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Giugno 15, 2026C’è un momento preciso, spesso crudele, in cui la voce ci tradisce.
Abbiamo studiato. Abbiamo preparato il testo. Sappiamo cosa dobbiamo dire. Magari conosciamo le parole a memoria, abbiamo ripetuto la scena, provato l’intervento, immaginato la riunione, la lezione, il provino, il discorso. Poi arriva il momento. Qualcuno ci guarda. Il silenzio si apre. Tocca a noi.
E la voce trema.
Non sempre tanto. A volte è appena una vibrazione. Un’incertezza sottile all’inizio della frase. Un attacco vocale che non parte pulito. Un suono che si assottiglia, si stringe, si fa più alto, più debole, più fragile. Altre volte il tremore è evidente: la voce oscilla, si spezza, perde appoggio, accelera, si strozza. E con lei sembra tremare tutto: il corpo, il pensiero, l’identità.
Per un attore, un insegnante, un relatore, un terapeuta, un formatore, una persona che lavora con la parola, questo può diventare un problema profondo. Non solo tecnico. Non solo vocale. Perché la voce non è mai soltanto voce. La voce è corpo, memoria, relazione, sistema nervoso, desiderio di essere ascoltati, paura di essere giudicati.
Quando parliamo, non stiamo semplicemente producendo suoni. Stiamo esponendo qualcosa di noi. La voce esce dal corpo e ci rende presenti nello spazio. Per questo, quando la voce trema, spesso non sta accadendo solo qualcosa alle corde vocali. Sta accadendo qualcosa all’intero organismo.
La domanda allora non è: “Come faccio a controllare la voce?”. La domanda più utile è: che cosa sta cercando di fare il mio sistema nervoso mentre la mia voce trema?
Perché il tremore vocale non è sempre un nemico. A volte è un segnale. A volte è una difesa. A volte è un eccesso di controllo. A volte è paura. A volte è emozione non attraversata. A volte è stanchezza. A volte può anche avere una causa neurologica o funzionale che va valutata da uno specialista.
Comprendere la differenza è fondamentale.
La voce non nasce solo nella gola
Quando pensiamo alla voce, pensiamo quasi sempre alla gola. Alle corde vocali. Alla laringe. Alla dizione. Alla respirazione. Tutto corretto, ma incompleto.
La voce nasce da una coordinazione molto complessa tra cervello, respiro, muscoli laringei, diaframma, postura, ascolto, emozione e relazione con l’ambiente. La produzione vocale coinvolge aree corticali legate al movimento volontario, circuiti sottocorticali, centri del tronco encefalico e sistemi che regolano il respiro e l’attivazione fisiologica. La letteratura scientifica descrive la vocalizzazione come un processo che richiede una precisa integrazione tra controllo motorio, respirazione e sistema nervoso autonomo.
Questo significa che la voce non è un “oggetto” da sistemare. È una funzione viva. E come tutte le funzioni vive cambia in base allo stato interno.
Quando siamo calmi, il respiro tende a essere più ampio, il tono muscolare più distribuito, la percezione del corpo più chiara. Quando siamo sotto pressione, il corpo si prepara all’azione. Il respiro può diventare più corto, la mandibola può irrigidirsi, la lingua può diventare meno libera, la gola può stringersi, il petto può bloccarsi. La voce, a quel punto, non ha più un terreno stabile su cui appoggiarsi.
È come chiedere a un violino di suonare bene mentre qualcuno tende e allenta continuamente le corde.
La voce trema perché il sistema non sta più lavorando in continuità. Il respiro non sostiene, i muscoli compensano, il controllo mentale aumenta, l’ascolto di sé diventa ipervigile. E più ci accorgiamo del tremore, più spesso lo amplifichiamo.
Cosa succede nel cervello quando la voce trema
Quando una persona deve parlare davanti agli altri, sostenere un provino, affrontare una scena difficile, esporsi in pubblico o dire qualcosa che sente emotivamente rischioso, il cervello può interpretare quella situazione come una forma di minaccia.
Non importa che non ci sia un pericolo reale. Il sistema nervoso non reagisce solo ai fatti, ma anche al significato che attribuiamo ai fatti. Uno sguardo può sembrare giudizio. Un silenzio può sembrare rifiuto. Una commissione può sembrare tribunale. Una platea può sembrare un campo di battaglia.
In quel momento possono attivarsi circuiti legati alla vigilanza, alla risposta allo stress, al controllo motorio e alla regolazione del respiro. Il sistema nervoso autonomo, che regola funzioni come frequenza cardiaca, pressione, respirazione e risposta allo stress, ha un ruolo importante nella produzione vocale e nel modo in cui il corpo sostiene la voce.
Quando l’attivazione aumenta, il corpo si prepara a reagire. È una risposta antica: combattere, fuggire, bloccarsi, controllare. Ma parlare richiede un’altra qualità. Parlare bene richiede presenza, ritmo, espirazione, ascolto, precisione muscolare, disponibilità emotiva. La voce ha bisogno di un corpo attivo, sì, ma non contratto. Vivo, ma non in allarme.
Il problema nasce quando il cervello chiede contemporaneamente due cose opposte: “Esprimiti” e “Proteggiti”.
La voce si trova in mezzo.
Da una parte c’è l’intenzione: voglio parlare, voglio comunicare, voglio farmi sentire. Dall’altra c’è la difesa: non espormi troppo, non sbagliare, non farti giudicare, non perdere il controllo. Questa doppia richiesta crea interferenza.
Il tremore può nascere proprio lì: nel conflitto tra impulso espressivo e contrazione difensiva.
La voce che trema non è debolezza
Una delle idee più dannose è pensare che la voce tremante sia un segno di debolezza. Non lo è.
Il tremore è una risposta fisiologica. Può comparire quando il sistema nervoso è molto attivato, quando il corpo cerca di scaricare tensione, quando il controllo muscolare fine viene disturbato da un eccesso di adrenalina, paura o affaticamento. Può emergere in chiunque: attori, cantanti, insegnanti, avvocati, medici, studenti, manager, persone abituate a parlare in pubblico.
Anzi, spesso trema proprio la voce di chi sente molto. Di chi tiene alla parola. Di chi non sta recitando una formula vuota. Di chi, in quel momento, sa che essere ascoltato conta.
Questo non significa che dobbiamo glorificare il tremore o restarne prigionieri. Significa smettere di vergognarcene. La vergogna aggiunge tensione alla tensione. La paura del tremore diventa un secondo tremore.
Molte persone non hanno paura di parlare. Hanno paura che gli altri si accorgano che hanno paura.
È un meccanismo molto comune: sento la voce tremare, mi ascolto dall’esterno, mi giudico, provo a bloccare il tremore, contraggo ancora di più, perdo respiro, la voce trema di più. A quel punto non sono più dentro ciò che sto dicendo. Sono dentro il controllo della mia prestazione.
Per un attore questo è decisivo. Perché la scena non chiede controllo morto. Chiede precisione viva. La presenza scenica non nasce dall’assenza di tremore, ma dalla capacità di attraversare l’attivazione senza esserne posseduti.
Ansia, voce e sistema nervoso
Quando siamo in ansia, il corpo cambia. Il respiro si alza, diventa toracico, rapido o trattenuto. La muscolatura del collo e delle spalle si attiva. La bocca può seccarsi. La lingua può irrigidirsi. La mandibola può chiudersi. Il suono può perdere profondità.
La voce, che avrebbe bisogno di appoggiarsi a un flusso d’aria regolare, si trova invece su un respiro frammentato. Il risultato può essere una voce più acuta, più sottile, più veloce, meno stabile. In alcuni casi compare una vibrazione involontaria.
Per questo, quando si lavora sulla voce che trema, non basta dire: “Respira”. Tutti respirano. Il punto è come si respira, dove si respira, e soprattutto se il respiro è collegato a un’intenzione espressiva.
Un respiro meccanico, fatto solo perché “bisogna respirare”, non basta. Il respiro deve tornare a essere relazione: prendo aria, ascolto, lascio uscire il suono, raggiungo qualcuno.
Nel training attoriale, questo è fondamentale. La voce non deve essere spinta fuori come un oggetto. Deve essere lasciata passare attraverso un corpo disponibile. Se il corpo è in allarme, la voce non passa: combatte.
La differenza tra tremore emotivo e tremore vocale clinico
È importante distinguere tra una voce che trema in situazioni di esposizione emotiva e un tremore vocale persistente, presente anche in contesti neutri.
Il tremore della voce può essere legato a stati emotivi, ansia da prestazione, tensione muscolare, affaticamento, uso scorretto della voce. Ma può anche essere associato a condizioni neurologiche o disturbi della voce. Per esempio, il NIDCD descrive la disfonia spasmodica come un disturbo neurologico che coinvolge spasmi involontari dei muscoli delle corde vocali, interferendo con la vibrazione vocale.
Esistono anche forme di vocal tremor, tremore vocale, che possono manifestarsi durante il parlato e talvolta durante la respirazione tranquilla; studi clinici descrivono oscillazioni del tremore vocale in range misurabili e caratteristiche diverse a seconda dei distretti coinvolti.
Questo articolo ovviamente non sostituisce una valutazione medica, foniatrica, otorinolaringoiatrica o logopedica. Se la voce trema spesso, anche quando non c’è ansia; se il tremore peggiora; se compaiono raucedine persistente, fatica vocale, dolore, perdita di voce, sensazione di blocco o cambiamenti improvvisi della qualità vocale, è opportuno rivolgersi a uno specialista. Il mio personale punto di riferimento è Silvia Magnani, una grandissima professionista della voce, alla quale mi sono sempre affidata con grande sicurezza e che ho sempre consigliato ai miei allievi in presenza di problemi.
Detto questo, moltissimi casi di voce tremante in ambito artistico, pedagogico o comunicativo hanno a che fare con la relazione tra emozione, respiro, attenzione e sistema nervoso. Ed è lì che il lavoro dell’attore può diventare prezioso.
Perché più cerchi di controllarla, più la voce trema
Il controllo è una trappola raffinata.
Quando la voce inizia a tremare, l’istinto è fermarla. Vogliamo bloccare l’oscillazione, tenere il suono, irrigidire la frase, “fare bene”. Ma la voce è movimento. Non si stabilizza immobilizzandola. Si stabilizza permettendole di muoversi con continuità.
Più stringiamo, più il suono perde appoggio.
Pensiamo alla mano che trema. Se proviamo a tenerla immobile con violenza, spesso il tremore aumenta. Se invece distribuiamo il peso, respiriamo, allarghiamo la percezione, recuperiamo un gesto più ampio, il sistema può calmarsi.
La voce funziona in modo simile. Se concentro tutta l’attenzione sul punto che trema — la gola, l’attacco, la parola che temo — restringo il campo. Il cervello riceve un messaggio: “Qui c’è un pericolo”. Allora aumenta il monitoraggio. Aumenta il controllo. Aumenta la tensione.
Per intervenire, dobbiamo cambiare strategia. Non fissare il tremore, ma allargare il sistema.
Allargare significa tornare ai piedi, al respiro, allo spazio, allo sguardo, al senso della frase, all’interlocutore. La voce non è un filo isolato: è parte di una rete. Se la rete si riapre, il filo smette di essere strangolato.
L’attore e la voce che trema
Per un attore, la voce che trema può essere vissuta come una ferita narcisistica. “Dovrei saperlo fare.” “Dovrei essere libero.” “Dovrei controllare il corpo.” “Dovrei non avere paura.”
Ma l’attore non è una macchina. L’attore lavora con la vulnerabilità. Il punto non è non tremare mai. Il punto è non farsi sequestrare dal tremore.
In scena, una voce che vibra può essere vera, potente, necessaria. Può appartenere al personaggio, alla situazione, alla temperatura emotiva della scena. Il problema nasce quando il tremore non serve più la scena, ma interrompe la disponibilità dell’attore. Quando non è più espressione, ma blocco. Quando l’attore non è più in relazione, ma in autocontrollo.
Molti giovani attori cercano una voce “bella”. Io credo che prima della voce bella venga la voce abitata. Una voce abitata può essere ruvida, bassa, alta, rotta, leggera, profonda, ma è presente. Non si vergogna di esistere. Non chiede scusa a ogni parola.
Il training vocale non dovrebbe produrre voci tutte uguali, levigate, corrette e morte. Dovrebbe aiutare ogni persona a riconoscere la propria vibrazione, darle radice, direzione, libertà.
Quando la voce trema, spesso l’attore sta incontrando un confine: tra ciò che vuole mostrare e ciò che teme di mostrare. Lavorare su quel confine è lavoro tecnico, ma anche umano.
La gola non deve fare tutto
Un errore frequente è cercare la voce nella gola.
La gola, però, non dovrebbe portare tutto il peso della comunicazione. Se il respiro è bloccato, se il corpo non sostiene, se la postura collassa, se l’intenzione è confusa, la gola comincia a compensare. Stringe, spinge, trattiene. Il risultato è una voce più fragile e più instabile.
La voce ha bisogno di una base. Non una base rigida, militare, impostata. Una base viva: piedi presenti, bacino non collassato, colonna disponibile, mandibola non serrata, lingua mobile, sguardo aperto, respiro non trattenuto.
La stabilità vocale non nasce dalla durezza. Nasce dalla coordinazione.
Questo è uno dei punti più importanti per chi parla in pubblico o recita: non bisogna “fare la voce”. Bisogna creare le condizioni perché la voce accada.
Il ruolo dell’ascolto
La voce trema anche quando ci ascoltiamo troppo.
C’è un ascolto sano: mi percepisco, sento il suono, mi regolo. E c’è un ascolto persecutorio: mi controllo, mi giudico, mi correggo mentre parlo. Questo secondo ascolto spezza la comunicazione.
Quando parliamo davvero, l’attenzione dovrebbe andare verso ciò che diciamo e verso chi riceve. Non dovrebbe restare inchiodata alla nostra gola. Se mi ascolto continuamente per capire se sto tremando, non sto più comunicando. Sto sorvegliando me stesso.
Questo accade spesso agli attori durante un provino. Invece di essere nella scena, cominciano a chiedersi: “Sto andando bene? Mi trema la voce? Si sente? Sto respirando? Mi stanno giudicando?”. Nel frattempo il personaggio scompare. Resta una persona che cerca di non sbagliare.
La cura è riportare l’attenzione fuori e dentro allo stesso tempo: dentro il corpo, fuori verso l’altro. Non dentro il giudizio.
Intervenire: non correggere il sintomo, cambiare lo stato
Quando la voce trema, possiamo intervenire a più livelli.
Il primo livello è fisiologico: regolare respiro, appoggio, tono muscolare.
Il secondo è attentivo: spostare il focus dal controllo alla relazione.
Il terzo è espressivo: ritrovare il senso di ciò che si sta dicendo.
Il quarto è emotivo: accettare l’attivazione senza trasformarla in vergogna.
Il quinto, quando serve, è clinico: rivolgersi a foniatra, logopedista, otorinolaringoiatra o neurologo.
Un lavoro serio sulla voce non separa questi livelli. Non basta fare esercizi vocali se il corpo resta in allarme. Non basta “calmarsi” se la tecnica vocale è fragile. Non basta capire psicologicamente la paura se poi non sappiamo come respirare, articolare, sostenere il suono.
Bisogna integrare.
Per questo, nei percorsi di recitazione e actor coaching, il lavoro sulla voce dovrebbe essere collegato al corpo, all’immaginazione, alla presenza, alla relazione scenica. La voce non è una prestazione acustica. È un atto.
Due esercizi pratici per la voce che trema
Gli esercizi che seguono non sono esercizi medici e non sostituiscono un percorso logopedico o foniatrico. Sono strumenti di consapevolezza e training, utili soprattutto quando la voce trema per emozione, esposizione, ansia da prestazione o eccesso di controllo.
Esercizio 1: Radicare la voce prima di parlare
Obiettivo
Ridurre l’ipercontrollo della gola e riportare la voce dentro un corpo più stabile.
Durata
5-7 minuti.
Quando farlo
Prima di un provino, una lezione, una riunione, una scena, una telefonata importante, una presentazione pubblica.
Procedimento
Mettiti in piedi. Non cercare una postura perfetta. Cerca una postura reale. I piedi sono a terra, paralleli o leggermente aperti. Le ginocchia non sono bloccate. Il bacino non è rigido. Le spalle non devono “stare giù” a forza: lasciale semplicemente cadere.
Porta l’attenzione ai piedi. Senti il peso. Non immaginarlo: sentilo. Talloni, avampiedi, dita. Lascia che il pavimento ti sostenga.
Ora inspira dal naso senza gonfiarti artificialmente. Espira dalla bocca con un suono leggero: “fff”. Non spingere. Lascia uscire l’aria come se stessi sgonfiando lentamente una ruota.
Ripeti tre volte.
Poi passa a un suono sonoro: “vvv”. Le labbra vibrano leggermente, il suono resta piccolo. Non cercare volume. Cerca continuità.
Ripeti cinque volte.
Ora appoggia una mano sul petto e una sull’addome. Non per controllare, ma per ascoltare. Fai uscire un suono semplice: “mmm”. Bocca chiusa, mandibola morbida, lingua larga. Senti la vibrazione. Non importa se è poca. Non forzarla.
Dopo qualche “mmm”, aggiungi una vocale: “mmm-a”, “mmm-o”, “mmm-e”. Lascia che il suono esca dall’espirazione, non dalla spinta della gola.
Infine scegli una frase semplice, possibilmente concreta:
“Adesso sono qui.”
“Parlo da dove sono.”
“Non devo spingere la voce.”
“Lascio uscire il suono.”
Dilla tre volte. La prima molto piano. La seconda con più direzione. La terza immaginando una persona davanti a te.
Cosa osservare
Non cercare di capire se la voce è bella. Chiediti invece:
La gola sta facendo tutto?
Sento i piedi mentre parlo?
Il respiro continua o si blocca prima della frase?
Sto spingendo il suono o lo sto lasciando uscire?
La frase arriva da qualche parte?
Questo esercizio serve a ricordare al cervello che parlare non è un’emergenza. È un’azione sostenuta da tutto il corpo.
Esercizio 2: Parlare attraversando il tremore
Obiettivo
Ridurre la paura della voce tremante e trasformare il tremore in materiale espressivo, non in blocco.
Durata
10 minuti.
Quando farlo
Durante il training personale, non direttamente cinque minuti prima di una performance se sei molto agitato. È un esercizio da praticare con calma.
Procedimento
Scegli un breve testo. Può essere una battuta teatrale, una poesia, una frase di un monologo, oppure un testo neutro. Bastano cinque righe.
Prima lettura: leggilo normalmente, senza correggerti.
Seconda lettura: leggilo lasciando che la voce tremi, anche se non trema. Non imitare una caricatura. Concediti solo di non stabilizzarla a forza. Se compare una vibrazione, non chiuderla. Continua.
Terza lettura: esagera leggermente il tremore. Rendilo volontario. Questo passaggio è importante perché ciò che diventa volontario smette, almeno in parte, di essere mostro. Il cervello non lo percepisce più solo come errore, ma come possibilità motoria.
Quarta lettura: torna a leggere il testo con una consegna precisa: non devi eliminare il tremore, devi arrivare all’altro. Immagina una persona reale davanti a te. Non leggere per controllarti. Leggi per raggiungerla.
Quinta lettura: scegli una parola chiave per ogni frase. Appoggia l’intenzione su quella parola. Lascia che il respiro serva il pensiero, non la paura.
Cosa osservare
Dopo l’esercizio, prendi nota:
Quando cerco di nascondere il tremore, cosa succede?
Quando lo permetto, diminuisce o cambia qualità?
Quando penso all’altro, la voce si libera?
Quando entro nel senso del testo, il tremore resta centrale o passa in secondo piano?
Questo esercizio è molto utile per gli attori perché sposta il rapporto con il sintomo. Non si tratta di dire: “Va bene tremare sempre”. Si tratta di togliere al tremore il potere di comandare la scena.
Cosa non fare quando la voce trema
Non schiarirti continuamente la gola. Spesso irrita e aumenta la tensione.
Non bere litri d’acqua all’ultimo minuto sperando che risolvano tutto. L’idratazione è importante, ma non è una soluzione istantanea.
Non irrigidire la postura per sembrare più sicuro. La rigidità non è presenza.
Non parlare più forte per coprire il tremore. Il volume senza appoggio peggiora la fatica vocale.
Non scusarti subito. Frasi come “scusate, sono emozionato” possono essere umane, ma se diventano automatiche confermano al cervello che qualcosa non va.
Non combattere la voce. Una voce combattuta diventa ancora più instabile.
Quando chiedere aiuto
Chiedere aiuto non significa essere incapaci. Significa prendere sul serio il proprio strumento.
È consigliabile rivolgersi a uno specialista se il tremore vocale è frequente, se compare anche fuori dalle situazioni emotive, se si accompagna a raucedine persistente, dolore, affaticamento marcato, perdita di estensione, difficoltà respiratoria, spasmi, interruzioni involontarie della voce o sensazione di non riuscire a controllare la fonazione.
Per chi usa la voce professionalmente — attori, cantanti, insegnanti, speaker, formatori — una valutazione può essere un atto di cura, non un fallimento.
Come prima affermavo, la professionista alla quale mi rivolgo da anni è Silvia Magnani, foniatra con anni e anni di esperienza sul campo con gli attori e cantanti, sia che con professionisti e bambini.
La voce trema quando qualcosa conta
Vorrei dire una cosa semplice, ma non banale: spesso la voce trema quando qualcosa conta.
Trema quando vogliamo essere visti.
Trema quando abbiamo paura di non essere abbastanza.
Trema quando una parola ci espone.
Trema quando il corpo ricorda qualcosa.
Trema quando il desiderio di comunicare incontra il terrore del giudizio.
La soluzione non è diventare impermeabili. Un attore impermeabile non è interessante. Una persona impermeabile non comunica davvero. La soluzione è diventare più capaci di stare.
Stare nel corpo.
Stare nel respiro.
Stare nello sguardo dell’altro.
Stare nella frase.
Stare nell’emozione senza esserne travolti.
La voce non chiede perfezione. Chiede spazio.
Quando smettiamo di pretendere una voce invulnerabile, possiamo iniziare a costruire una voce affidabile. Una voce che magari sente, vibra, si commuove, ma non si spegne. Una voce che non dipende solo dall’approvazione esterna. Una voce che sa tornare.
Questo è il lavoro.
Non eliminare ogni tremore.
Non diventare duri.
Non recitare sicurezza.
Ma imparare a parlare anche quando il corpo è vivo.
Per attori, insegnanti e persone che parlano in pubblico
Nel lavoro teatrale, la voce che trema non va affrontata come un difetto da correggere in superficie. Va ascoltata come un punto di accesso. Ci dice dove il corpo trattiene, dove l’emozione non passa, dove il respiro si interrompe, dove l’immaginazione si ritira, dove l’attore smette di agire e comincia a giudicarsi.
Un buon training non umilia il tremore. Lo attraversa.
L’attore deve poter incontrare la propria instabilità senza vergognarsene. Deve imparare a distinguere tra emozione autentica e collasso tecnico, tra vulnerabilità e perdita di centro, tra intensità e confusione.
La tecnica serve a questo: non a diventare finti, ma a restare disponibili anche sotto pressione.
Una voce allenata non è una voce sempre uguale. È una voce che sa adattarsi, sostenere, variare, arrivare. È una voce che non si chiude alla prima scarica di paura. È una voce che conosce il corpo da cui nasce.
Quando la voce trema, non sta succedendo “solo” qualcosa alla voce. Sta parlando l’intero sistema: cervello, respiro, muscoli, memoria, emozione, attenzione.
Intervenire significa smettere di trattare la voce come un oggetto separato e iniziare a considerarla per quello che è: una funzione profonda della presenza.
La voce trema quando il corpo si attiva. Ma può ritrovare stabilità se il respiro torna a fluire, se la gola smette di portare tutto il peso, se l’attenzione si sposta dal giudizio alla relazione, se il pensiero torna al senso della frase, se la persona che parla smette di chiedere scusa per esistere.
Non sempre possiamo impedire alla voce di tremare. Ma possiamo imparare a non abbandonarci quando accade.
Ed è lì che comincia la vera libertà vocale.
Impara con me a non far tremare la voce
Se senti che la tua voce trema nei momenti decisivi — durante un provino, una scena, una lezione, una presentazione o una conversazione importante — non lavorare solo sul controllo. Lavora sulla presenza.
Nei miei percorsi di actor coaching, dizione, training vocale e public speaking, accompagno attori e persone che usano la voce professionalmente a ritrovare respiro, corpo, intenzione e libertà espressiva.
La voce non va forzata. Va abitata.
Per informazioni su lezioni individuali, percorsi di dizione o lavoro sulla presenza scenica, puoi contattarmi attraverso il sito.
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