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Pregiudizi su attori
“Fai l’attore? Quando è che ti vediamo in TV?”
Spiegazione: l’idea che il valore di un attore dipenda dall’apparizione televisiva sminuisce il lavoro nel teatro, nel cinema indipendente o in altri settori non mainstream.
Un attore può ricoprire vari ruoli e stare in diversi contesti lavorativi, quali il teatro, ad esempio, che è considerato una forma d’arte complessa e spesso richiede competenze persino più profonde rispetto alla televisione.
“Fai l’attore? Allora guadagni un sacco di soldi!”
Spiegazione: solo una piccola percentuale di attori arriva a guadagni considerevoli. La maggior parte affronta una carriera caratterizzata da incertezza economica.
Analizzate i dati per scoprire quanto sia competitiva e imprevedibile la vita di un attore medio e raccontando quanto impegno serva per ottenere una stabilità economica.
“Essere attore non è un vero lavoro.”
Spiegazione: la percezione che la recitazione non sia un “lavoro vero” riduce anni di studio, pratica e sacrificio a un semplice passatempo.
Ascoltate le storie di attori scoprirete quante ore di studio quotidiano dedicano all’allenamento fisico, vocale e alla concentrazione per migliorarsi.
“Ah, sei un attore? Quindi ti piace stare sempre al centro dell’attenzione.”
Spiegazione: non tutti gli attori sono estroversi. Molti di loro si riservano di scegliere la recitazione come forma di espressione professionale e piuttosto che attirare l’attenzione.
La recitazione richiede presenza scenica solo sul set o sul palco, mentre nella vita privata molti attori conducono una vita tranquilla e introspettiva.
“Gli attori non possono avere una vita stabile o una famiglia.”
Spiegazione: questo pregiudizio nasce dall’idea che il lavoro artistico sia sempre instabile. In realtà, molti attori riescono a bilanciare la carriera con la vita familiare.
Diversi sono gli esempi di attori che riescono a conciliare una vita privata serena e familiare con una carriera solida .
“Recitare non richiede una vera formazione o abilità.”
Spiegazione: si pensa che chiunque possa recitare. In realtà, la recitazione richiede abilità specifiche, dalle tecniche vocali al controllo emotivo.
Parlando con diversi attori scoprirete l’impegno profuso in termini di studi, corsi, allenamento e disciplina che molti attori seguono per mantenere le proprie competenze efficaci.
“Gli attori fanno tutti parte del mondo dello spettacolo e sono sempre in feste glamour.”
Spiegazione: l’immaginario collettivo vuole che gli attori siano sempre mondani e in cerca di visibilità.
La maggior parte degli attori dedica molto tempo alla preparazione e alla ricerca di nuovi ruoli piuttosto che alla vita mondana.
Pregiudizi su attrici e registe donne
Passiamo ora ai pregiudizi che colpiscono le donne nell’industria cinematografica, specialmente attrici e registe.
“Le attrici sono persone frivole e facili.”
Spiegazione: viene spesso dato per scontata una certa superficialità o una presunta facilità nei rapporti personali per le attrici, associandole a uno stile di vita frivolo.
Ricordiamoci che recitare richiede serietà e disciplina. Il ruolo delle attrici è una professione come qualsiasi altra.
“Le registe donne non sanno raccontare storie intense come gli uomini.”
Spiegazione: questo pregiudizio è radicato in una visione limitata delle capacità delle donne nella narrazione cinematografica.
Diversi sono gli esempi di registe italiane e internazionali che hanno creato opere di grande profondità, premiate e riconosciute a livello mondiale.
“Una regista donna non può gestire un set.”
Spiegazione: si tende a dubitare delle capacità di leadership delle donne in ruoli di coordinamento e regia.
Le storie di registe capaci di dirigere set complessi e progetti ambiziosi, dimostrano doti di gestione e leadership.
“Per fare l’attrice, basta essere bella.”
Spiegazione: l’idea che la bellezza sia tutto per le attrici sminuisce le loro abilità e il loro impegno.
Diverse attrici si sono distinte per la loro bravura, spesso al di là dei canoni estetici standard.
“Se sei un’attrice famosa, non puoi essere anche una madre responsabile.”
Spiegazione: questo pregiudizio vede maternità e carriera artistica come opposti inconciliabili.
Molte sono le attrici che bilanciano con successo la carriera e la maternità.
“Le donne registe fanno solo film femministi o film per donne.”
Spiegazione: questo stereotipo riduce la versatilità delle registe, insinuando che siano limitate a un certo tipo di narrazione.
Diversi esempi di registe donne che hanno esplorato generi differenti, dall’azione al thriller, dimostrano che il talento femminile non ha limiti tematici.
“Le attrici cercano sempre attenzione.”
Spiegazione: si tende a vedere le attrici come persone che vogliono continuamente visibilità e consenso.
Ricordiamo che molte attrici si sono dedicate alla loro arte più che all’attenzione pubblica, con una forte passione per il proprio lavoro.
La mia testimonianza. Il pregiudizio sulla professione di attrice: “Casalinga Attrice”
A 18 anni, ero una ragazza con un sogno chiaro e una passione che già definiva la mia vita: fare l’attrice. Così, quando mi sono recata all’anagrafe di Taranto per farmi fare la carta d’identità, ho dichiarato con orgoglio la mia professione. “Attrice,” ho detto con sicurezza. Ma la reazione degli impiegati è stata immediata: “Attrice non è un lavoro vero.”
Ero incredula. La mia era una vocazione, un lavoro al quale mi dedicavo con tutto l’impegno possibile. Ma per loro, non era sufficiente. “Non si può scrivere attrice,” mi dissero, come se non fosse una professione riconosciuta. E così, quando ho ritirato la carta d’identità, mi sono trovata scritta “casalinga attrice.”
“Casalinga attrice.” L’assurdità di quella definizione mi colpì profondamente. Con tutto il rispetto per le casalinghe, non era quella la mia identità professionale. E poi, cosa significava? Dovevo forse fare la polvere recitando il monologo di Amleto? Preparare un budino al cioccolato mentre declamavo Casa di Bambola di Ibsen? Era un’etichetta priva di senso, quasi grottesca.
Non potevo accettarlo. Con tutta la forza e la determinazione di una giovane innamorata del proprio lavoro, ho fatto valere le mie ragioni, e alla fine hanno corretto la dicitura, lasciando semplicemente “attrice.” Ma anche oggi, ogni volta che rifaccio la carta d’identità, la storia si ripete. “Attrice? Regista? Ma non ti ho mai visto in televisione,” mi chiedono, come se la notorietà fosse l’unico metro per misurare il valore di una professione artistica.
Non è cambiato molto da allora. Anni dopo, colleghi uomini mi hanno spesso rivolto commenti allusivi e volgari, insinuanze sul mio lavoro che miravano a sminuire la mia professionalità. La strada per la dignità professionale è spesso più impervia per chi, come me, sceglie una carriera artistica. Ma il mio amore per questo lavoro rimane più forte di ogni pregiudizio.
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