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Uno degli aspetti più frustranti e rivelatori del nostro sistema è il compenso destinato agli attori in Italia. Se non si è tra i pochi “grandi nomi”, i guadagni spesso non riflettono minimamente l’impegno, il sacrificio e le competenze che richiede questa professione artistica. In Italia, gli artisti ricevono compensi mediamente bassi, che palesano la scarsa considerazione per il valore culturale e sociale che il lavoro dell’attore rappresenta. Questo aspetto, in particolare, mette a dura prova non solo la sopravvivenza economica, ma anche la fiducia nell’inseguire una carriera che, apparentemente, non offre il riconoscimento che merita.
Ma allora, cosa spinge una persona a diventare attore professionista e a continuare su questa strada? La risposta è semplice: la forza interiore. Diventare attori significa affrontare costanti rifiuti, sopportare lunghi periodi di inattività, vedere occasioni sfumare all’ultimo minuto e, nonostante tutto, trovare il coraggio di rialzarsi ogni volta. Questa resilienza non nasce dall’ego, ma da una profonda vocazione artistica. È la certezza interiore di avere qualcosa di unico da offrire, la convinzione che raccontare storie e dare vita a personaggi non sia solo un mestiere, ma una missione. È quella spinta che ti fa alzare ogni mattina, che ti fa presentare a un casting dopo l’altro, anche quando sembra che nessuno ti veda. (Leggi come un attore può relazionarsi alla frustrazione)
La vocazione ti spinge ad andare avanti, anche quando non vieni preso a un’audizione. Per un attore, non importa il rifiuto o il successo immediato: ciò che conta è la certezza di doverlo fare. Molti giovani attori si sconfortano e si scoraggiano perché non vengono scelti alle audizioni, ma la verità è che la determinazione e la passione devono prevalere su tutto. Quello dell’attore professionista è un mestiere che ti mette alla prova, che richiede di rimanere forte in qualsiasi circostanza.
In Italia, fare l’artista non è sempre visto di buon occhio. Spesso, chi lavora nel mondo dello spettacolo è considerato come se non avesse un lavoro “vero”, come se il valore culturale e umano che questa professione rappresenta fosse sottovalutato. C’è anche un sistema di clientelismo che ostacola la crescita dei giovani artisti. I giovani attori e creativi faticano a trovare opportunità reali, e questo frena lo sviluppo del talento nel nostro Paese. Per fare un esempio, una volta sono stata a un festival in Spagna e ho visto che il direttore artistico aveva solo 22 anni. Una cosa simile, in Italia, è quasi impensabile. Qui, per i giovani, le opportunità concrete sono scarse e spesso riservate a pochi privilegiati.
Questo sistema di clientelismo si estende anche ad altri settori dello spettacolo, come il doppiaggio o lo speakeraggio, dove esistono delle vere e proprie “caste” chiuse. Entrare in queste cerchie ristrette è difficile, e molti giovani con talento non riescono ad avere l’opportunità di dimostrare il proprio valore. Non c’è una reale apertura a nuove voci o a volti nuovi, e questo alimenta una stagnazione nel settore.
Fare l’attore richiede pazienza, umiltà e una resistenza emotiva che non tutti possiedono. È un mestiere che ti mette alla prova in ogni fase della tua vita. Ci vuole grande forza per continuare a studiare, a migliorarsi, ad accettare le critiche, spesso ingiuste, e a mantenere una fiducia incrollabile nelle proprie capacità. Non c’è altra professione dove la parola “no” risuona così forte e così spesso. Eppure, la grandezza di chi scegli di diventare attore professionista risiede proprio nella sua capacità di andare oltre quei “no”, di trasformare ogni rifiuto in un’occasione per crescere e migliorarsi.
Per tutti questi motivi, fare l’attore non è solo una professione, è una scelta di vita. È una continua ricerca di equilibrio tra il sogno e la realtà, tra il bisogno di esprimersi e la necessità di adattarsi a un sistema che, spesso, non offre le risorse adeguate. Ma chi sceglie di intraprendere questo percorso sa che, nonostante le difficoltà, le soddisfazioni che questo mestiere può dare sono ineguagliabili.
Per chi ha davvero una vocazione artistica, per chi sente che l’arte scorre nelle proprie vene, la scelta di diventare attore professionista non è mai in dubbio. È una necessità, una chiamata a cui non si può dire di no, nonostante tutto.
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[…] Fare l’attore richiede un equilibrio interiore difficile da raggiungere. Spesso gli attori sono persone con sensibilità esasperata, fragili e nevrotiche. Entrano in un personaggio non per “sfogarsi”, ma per cercare di affermare un Io instabile. Questo li espone al rischio di rimanere intrappolati in un ego smisurato e nelle loro emozioni, senza mai sollevarsi verso una visione più alta. La creazione teatrale stessa è caratterizzata da cicli di esaltazione e depressione, che possono diventare distruttivi per chi non ha strumenti adeguati per gestirli. […]